Visco, Bankitalia: basta sussidi. Crisi economica come in guerra

Appuntamento immancabile, siamo qui per mettere in evidenza gli scenari politici ed economici, in generale le notizie principali, ma soprattutto per concentrarci sulle parole del governatore di banca d’Italia, Visco che ha parlato proprio nella giornata di oggi e ha messo sul tavolo gli scenari futuri ipotizzando l’uscita dall’emergenza Covid.
Bankitalia
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Appuntamento immancabile, siamo qui per mettere in evidenza gli scenari politici ed economici, in generale le notizie principali, ma soprattutto per concentrarci sulle parole del governatore di banca d’Italia, Visco che ha parlato proprio nella giornata di oggi e ha messo sul tavolo gli scenari futuri ipotizzando l’uscita dall’emergenza Covid. Insomma, la situazione è sicuramente migliorata, i dati lo confermano, ma chiaramente bisogna fare un bilancio più effettivo su quelli che sono gli scenari economici dopo più di un anno di pandemia. Quale occasione migliore per farlo se non con Giancarlo Marcotti, che oggi è qui in carne e d’ossa. Visto che stiamo parlando di ripartenza, abbiamo sempre detto che quando saremmo riusciti a vederci, la situazione era migliorata, quindi abbiamo fatto un passo avanti.

Speriamo proprio sia così perché le ricadute sono le cose più pericolose.

Andiamo a riassumere quello che ha detto Visco, con un monito che ha fatto alla politica, ovvero basta sussidi. Sono partita dalla fine, ma ti chiedo subito rispetto a questo cosa ne pensi. Ha parlato del rialzo del PIL che potrebbe superare il 4% non tanto in questa prima parte, ma nella seconda del 2021, ma bisogna pensare ora più che mai ad un sistema strutturale che dia delle risposte immediate, non solo provvedimenti one shot, che è vero nel periodo di emergenza sono serviti ma che rischiano di essere in evaporazione continua. Facciamo il punto della situazione

Su questo sono d’accordo con Visco, non mi capita spessisimo, ma ogni tanto si. basta sussidi perché ora possiamo tornare a lavorare esattamente come prima, quindi basta sussidi, ma basta anche alle restrizioni. Sapete che un mio cavallo di battaglia, è il coprifuoco che non ho mai capito, pur non essendo da movida, quindi il mio essere contrario non è un conflitto di interessi, pensavo solo che la parola coprifuoco spaventa e ricorda la guerra, quindi volevo che fosse eliminato, così come devono essere eliminate tutte le altre restrizioni. Se torniamo a lavorare, a vivere certamente basta anche ai sussidi, perché dobbiamo correre con le nostre gambe.

Visco ha ricordato che la pandemia ha avuto un costo altissimo in termini di vite umane, però anche un costo dal punto di vista economico, molti hanno perso il lavoro e dovremo vedere quando ci sarà il blocco dei licenziamenti quante aziende rimarranno in piedi e su questo Visco ha detto di accelerare.

Questo è un problema che verrà diluito nel tempo, però prima o poi verrà tolto questo blocco e vedremo davvero quali son gli effetti di questa pandemia e capiremo il costo, poi capiremo che quello deve essere il punto di ripartenza, per forza è il punto più basso e da li bisogna ripartire.

Da quello che emerge si tratta di una crisi al livello post secondo conflitto mondiale, fa impressione pensare ad una cosa del genere.

Purtroppo si, sappiamo tutti i danni che il Covid ha portato ma quello che non sappiamo ancora è l’origine di tutto ciò e questa fortissima recessione è andata ad insistere in un periodo di tempo in cui noi speravamo di esserci lasciati alle spalle un periodo di caduta precedente, per l’Italia è stato ancora peggiore perché non avevamo ancora recuperato i valori che avevamo del PIL del 2007/2008. Non c’era ancora la ripresa, mentre altri stai come Stati Uniti e Germani avevano lasciato alle spalle la crisi del 2008, Germania guidata dalle esportazioni che quindi non era convalescente come noi. Noi purtroppo siamo ancora deboli e dobbiamo per forza ripartire con grande fiducia ovviamente perché gli italiani hanno sempre dimostrato di saper risorgere, con la consapevolezza che non sarà facile.

Il rialzo del prodotto interno lordo per il 2021 potrebbe superare il 4%, Visco ha precisato che l’attività produttiva si sta rafforzando e con la campagna vaccinale può esserci una ripresa sempre più importante, però tutto questo deve stare al passo con un intervento strutturale del nostro paese, perché altrimenti su che cosa si baserà la ripresa?

 È il momento di tornare a lavorare in maniera normale ma dobbiamo tenere presente che la situazione non è facile, avremmo bisogno di una moneta un po’ più debole, ma nonostante tutto l’euro è forte, a quota 1.20 sul dollaro, ma sapete che i mercati reagiscono anche agli annunci, quindi la situazione per noi è critica da quel punto di vista e sperare che il nostro euro si deprezzi un po’ per dare ossigeno alle imprese esportatrici, perché siamo secondi in Europa dopo la Germania, ma dovremmo avere qualcosa che ci aiuti e in questo momento la monete non ci aiuta.

Abbiamo parlato prima di crisi che ha colpito in modo eterogeneo tutti, ma in realtà ha colpito soprattutto giovani, donne e precari, quindi problemi che non nascono con la pandemia.

È proprio qui la questione, purtroppo come avviene in natura viene colpita sempre la debolezza, quindi ad essere stati colpiti sono stati i precari, questa è la verità, da chi sono composti? Da giovani e donne, di conseguenza saltano fuori come categorie perché effettivamente rientrano nei precari, chi è meno tutelato soccombe. Spesso io vengo attaccato, ma purtroppo noi abbiamo lasciato grandi tutele alle pensioni anche se sembra assurdo, ciò che spendiamo in pensioni è più di quanto spende l’Europa, dove invece siamo carenti è proprio nel welfare, abbiamo sostituito il welfare con le pensioni, succede che i nonni sostengono i nipoti con le pensioni.ma è chiaro che le generazioni vanno avanti e poi? Bisogna tornare a lavorare ed essere quella del primo dopo guerra, che fa un miracolo economico.

Altra cosa che ha detto Visco: povertà assoluta, quindi non si hanno i soldi per comprare i beni di prima necessità, incremento di 100 milioni nell’ultimo anno.

Anche qui torna quello che ho detto prima, le categorie più deboli soccombono, quindi chi era già in difficoltà, chi era in quella zona di povertà relativa, ha la capacità di arrivare ai beni primari, però è in difficoltà nell’acquisto di altri beni oppure di avere spese impreviste, quelle persone li poi sono scese nel comparto della povertà assoluta. Peccato perché c’erano stati degli annunci che dicevano che la povertà in Italia sarebbe stata debellata, io non sono contrario al reddito di cittadinanza, chiaramente sono favorevole affinchè ci sia un welfare e si vada incontro alle persone che hanno bisogno, ma la prima cosa da fare è limitare queste persone, non aiutare le persone che hanno bisogno. Ridurre il numero e poi aiutare quelle che hanno davvero bisogno.

In un sistema che funzioni bisognerebbe aiutare sia gli anziani con le pensioni che i giovani, invece o uno o l’altro, si rischia sempre di sbagliare perché i giovani sono il futuro ma gli anziani devono avere quello per cui hanno lavorato tutta la vita e li si vede la carenza del sistema.

Diciamo che gran parte dei pensionati però gode ancora di pensioni retributive e non contributive che sappiamo essere superiore ai contributi versati.

Un altro punto che volevo toccare e di cui ha parlato Visco: riduzione dei divari territoriali, ne abbiamo parlato tante volte io e te. Come si va ad incastrare il tema dei fondi dell’Europa in questo piano di ricostruzione?

Io ho la convinzione che l’Italia cos’ come hanno annunciato Spagna e Portogallo, dovrebbe far ricorso a quei fondi di contribuzione che normalmente vengono chiamati a fondo perduto anche se non lo sono, quei fondi vanno benissimo anche perché guadagniamo qualcosa per la prima volta e l’Europa ci da più di quello che versiamo noi, che contribuiremmo per 50 miliardi e ci arrivano 80 miliardi. Io invece sono contrario ai prestiti, che sono fatti con una legislazione che è quella lussemburghese, perché poi questo piano, viene emesso come se fosse qualcosa di privatistico, c’è una società che ha sede in Lussemburgo, per cui dobbiamo seguire quella legislazione, ci indebitiamo in una moneta, l’euro che non sappiamo se avrà un futuro o no, quindi preferirei sempre indebitarmi come Stato, che anche li non è un debito, perché noi contribuiamo e riceviamo, poi dobbiamo tener conto che l’Europa ci da indicazioni su come spendere quei soldi, quindi questo è l’aspetto critico. Attenzione ad indebitarci in una moneta che potrebbe non esserci più in futuro. Draghi era appena diventato presidente del Consiglio e aveva già fatto dichiarazioni molto differenti da quelle di quando era presidente della BCE, aveva fatto un’uscita chiara, ma se draghi aveva giocato un carico, Visco ha messo su un carico da 11, per citare la briscola, cioè ha detto che una moneta senza Stato non può durare all’infinito, tradotto o l’euro diventa la moneta di questi stati uniti d’Europa, o è destinata alla fine. Questa frase, che, personalmente dico da diversi anni, è stata un po’ lasciata decantare li, quando in realtà era una bomba, ovviamente si riferiva alla Germania, dal loro punto di vista è una situazione ideale quella attuale.ci vorranno ancora tempi lunghi prima che qualcosa cambi, ma è un discorso che prima o poi deve diventare centrale questo.

Cosa possiamo auspicarci in questi giorni? Cosa potrebbe succedere e cosa ti aspetti da Draghi?

Draghi non dico che mi abbia deluso, ma speravo che desse un segno di cambiamento più chiaro ed evidente. È vero anche che qualche minimo segnale di coraggio lo ha avuto, ma speravo di più, ma ora siamo a giugno, stiamo per entrare nel pieno dell’estate italiana che deve davvero essere il momento della ripresa, perché deve ripartire il nostro turismo, non possiamo aspettare perché è un settore fondamentale per noi, attorno a questo settore girano miriadi di altri micro settori. Spero veramente che ritornino fiumi di stranieri in Italia anche se so che non sarà facile, ma quello sarà un grande segnale. È l’immagine dell’Italia, un paese che vale la pena visitare.

I sondaggi lo davano un po’ in calo ma in questi ultimi giorni è il leader più amato, torna a crescere il suo consenso, ha il 53,3%, con Conte che rimane comunque tra i leader più amati ed effettivamente quando Draghi aveva perso il consenso, lui era quello più amato, nonostante, lo dico con stupore, ha guidato il paese in un momento difficile ed è stato aspramente criticato, anche se insomma, avremmo criticato un po’ tutti.

Pensavo anche io che gli italiani dimenticassero in fretta Conte, invece no. Per quanto riguarda Draghi non mi stupisce perché quando lui ha preso queste minime decisioni e coraggio, parlando di rischio ragionato, i virologi si erano dimostrati scettici ma i dati hanno dato ragione a Draghi per cui presumo questo miglioramento del suo gradimento derivi proprio da questo. Per quanto riguarda la Meloni, al secondo posto, che per motivi leciti non sta con Draghi, ovviamente il gradimento aumenta da parte di chi non ama chi c’è al governo.

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