Verso le elezioni, ma agli italiani non frega niente!

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Buongiorno a Fabio Massa, Affari Italiani, partiamo proprio dal tema più caldo. Come andrà a finire questa battaglia sul green pass? Perché all’interno del governo sembra che ora si stia trovando una quadra, ma c’è anche tutta la parte sociale sull’obbligatorietà del certificato che darà modo di fare certe cose e altre no, potrebbe verificarsi qualcosa al livello sociale di importante?

Io penso che succederà quello che succede sempre in Italia: ci saranno moltissimi ricorsi. Una buona parte della Lega è perfettamente allineata con Draghi e questo porterà all’obbligatorietà e si arriverà anche a misure drastiche verso quelli che si rifiutano di avere il green pass, che diciamolo chiaramente di fatto, rifiuta il vaccino, altrimenti non ci sarebbero problemi.

Non sarebbe più coerente a questo punto rendere obbligatorio il vaccino?

Beh di fatto è un modo mediato per rendere obbligatorio il vaccino visto che la legge impedisce di rendere obbligatorio una cura, questo è un fatto, ma la legge ti consente di obbligare misure di sicurezza quindi in questo senso il green pass è perfettamente legale, anche se questo dibattito andrà a finire nei tribunali che saranno intasati. Questo con qualche discussione politica, la Meloni aumenterà il suo distacco con Salvini, questo proverà a barcamenarsi dicendo di non essere d’accordo ma di voler restare al governo. Peraltro la vera questione che non si sta affrontando è quello sulla terza dose, perché vaccini come Pfizer e Moderna dopo tot di tempo perdono efficacia. La regione Lombardia ha già pronto il piano per la terza dose, ma attende che decida il governo italiano, cosa vuol dire? Che le decisioni arrivano alla fine e dunque quelli vaccinati a gennaio/febbraio perderanno efficacia, si riammaleranno e ripartirà il casino. Nuove polemiche, nuove cause.

Anche gli stessi medici e virologi hanno visioni differenti, ma in tutto questo parliamo di elezioni politiche, che danno un’idea anche sul fronte nazionale. Io ho voluto sottolineare come queste siano delle elezioni un po’ diverse, perché chiaramente da un anno e mezzo non si parla altro che di Covid e di vaccini, quindi ti chiedo, che fiducia hanno gli italiani nella politica e soprattutto come ci si prepara a queste amministrative?

Io ho un’impressione abbastanza radicata: di queste elezioni amministrative, mai come prima, non frega niente a nessuno. Proprio al livello minimo è l’attenzione del cittadino verso la politica, ma non è frutto solo del fatto che le elezioni arrivano ad ottobre dopo una campagna elettorale di sole tre settimane. Ma è frutto di un incrocio di diversi fattori: il fatto che ci sono pochi soldi in politica, quindi non c’è campagna elettorale, il fatto che abbiamo passato due anni a sentire tutto e il contrario di tutto porta a disaffezione, il fatto che i toni sono molto bassi, fa si che non ci sia una competizione vera e propria, ma voglio andare ancora più macro. Il fatto che dopo aver votato per molti anni il centro democristiano, poi la destra, poi la sinistra, poi i cittadini delusi da tutti, abbiamo votato i 5stelle, che sono ad oggi molto disillusi, significa che ad oggi la gente non individua più un’alternativa.

Tu hai sicuramente più il polso della situazione, ma basta vedere dei precedenti dove l’astensionismo per le amministrative è stato basso anche in situazioni non particolari come quella di oggi, caratterizzata da un anno e mezzo di Covid, peraltro abbiamo visto cosa è accaduto, c’è una maggioranza nazionale tranne per fratelli d’Italia, che ha avuto un boom di consensi. Poi tutto è diventato talmente liquido, perché tutti parlano solo di Covid ed è diventato difficile identificare quali sono gli altri temi cruciali per ciascun singolo partito. Tante questioni che hanno fatto dire agli italiani di non andare a votare.

Io e te, come tanti colleghi, vediamo i partiti politici come se fossero dei trader di borsa, che fanno su e giù e noi ne raccontiamo l’analisi, ma la gente non ha questa vicinanza al grafico, la vede come tendenze molto larghe, si impressiona a qualche cosa, ma ragiona in maniera molto larga. L’analisi politica di Milano si basa sulla pista ciclabile in Buenos Aires o all’Expo. La cifra di tutto è che non interessa di niente a nessuno e questa è una cosa problematica, perché tra 5 anni quando Milano sarà in un modo o nell’altro si parlerà. A performare molto bene è l’attuale sindaco, quindi anche se la maggior parte della gente è di centro destra, il candidato più forte è di centrosinistra, questo porta incertezza sull’esito finale.

Ecco poi hai detto anche tu che la campagna dura solo tre settimane, pur non vivendo a Roma quindi non sapendo cosa la gente percepisce, sono stata li questo fine settimane e si vedono cartelloni/pubblicità per esempio di Calenda, ma della attuale Raggi si vede poco, ma molto attraverso i social, quindi c’è anche molta diversità nel mandare i messaggi perché già le persone sono disinteressate, figurati se arrivano imput diversi.

Attenzione: poi i social sono ovviamente un player della politica, però hanno anche un problema, se tu sei di destra l’algoritmo ti fa vedere solo quelli di destra e idem il contrario, se tu non segui la politica tu non vedi la politica, interamente. In questa maniera una grossa fetta di popolazione che capiva che c’erano le elezioni attraverso i cartelloni, ora non essendoci più non sanno nemmeno delle elezioni. L’ultima volta hanno votato il 50,5%, questa volta sfonderemo il limite del 50 al ribasso.

Ma quindi in tutto ciò, domanda un po’ retorica a questo punto, piazze come Milano, Roma etc. danno sempre un sentiment di quello che l’italiano vorrebbe al governo, quindi da questa tornata non avremo nemmeno questo giusto?

Dubito che ci sia un’indicazione chiara. Mentre Milano e Roma potrebbe esserci un sindaco di centrosinistra, a Torino e Napoli un sindaco di centrodestra, queste sono le mie osservazioni, quindi saranno delle indicazioni anche contrastanti, ci saranno delle letture da fare, ma non saranno delle letture larghe sull’Italia.

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