Transizione energetica, cosa significa per il mercato petrolifero. Il punto con Domenico De Giorgio

“se rendo me stesso meno green, rendo qualcun altro meno green”. Si parla moltissimo di transizione energetica e riduzione di emissione CO2, ma è davvero possibile o è solo una facciata? Abbiamo analizzato il concetto insieme al professore Domenico De Giorgio che ha fornito il suo commento al riguardo.

Siamo in compagnia di Domenico De Giorgio, professore Università Cattolica e grazie per essere con noi a Buongiorno Borsa.

Stiamo vedendo il petrolio ai massimi da due anni, ieri il WTI ha raggiunto quota 70 dollari per barile, è davvero strepitoso ciò che vediamo e secondo lei può continuare questo andamento anche in vista del fatto che la produzione aumenterà, è già confermato da parte dell’Opec.

Il livello di prezzi simile a quello che stiamo osservando lo vedemmo dopo gli attacchi dei droni al campo di estrazione dei campi di petrolio dell’Arabia Saudita un anno e mezzo fa circa e in quel caso ci trovavamo in un ciclo di crescita economico maturo, eravamo ancora nell’epoca Trump e c’erano delle profonde tensioni tra Stati Uniti e blocco Asiatico, quell’attacco mise fuori produzione circa il 10% della produzione di petrolio globale su base giornaliera. Ecco in quel caso assistemmo ad un’esplosione dei costi che si assestarono ai livelli attuali, rispetto ad allora, oggi abbiamo dei prezzi sulla parte anteriore della curva che sono grossomodo assestati allo stesso livello e da qui in avanti diventa una questione di chi arriva prima e cosa attende di essere ripristinato. Sarà cioè la produzione o la domanda? Sino ad ora il petrolio, come gran parte delle materie prime, in questo caso il contesto non è specifico del petrolio ma è più generalizzato rispetto al tema delle materie prime, se la domanda sta tornando in maniera ordinata, quello che stenta sul mercato è l’offerta, una pletora di materia prime, una delle quali è il petrolio. Se il petrolio fa parte del super ciclo delle materie prime, per me rimane una questione ancora molto aperta. Ritengo che ci sia una sensibilità che viene declinata sulla materia petrolio perché non si può fare altro, però se il meeting Open+ significa che di grossi scossoni all’orizzonte non ne vedono e non vedo perché dovrei farlo io che non ho le risorse dei ministri dell’energia e di chi controlla il 40% della produzione globale di petrolio. Secondo me, il petrolio ora, suo malgrado, fa parte del super ciclo delle materie prime, sul quale si innesta però un elemento specifico che secondo me vale la pena di esplorare che è quello della transizione energetica.

Ecco le chiedo se questa transizione energetica può cambiare il prezzo del petrolio ma soprattutto se i target sia dei singoli governi che delle aziende private dove gli azionisti si sono espressi proprio questa settimana, dicendo che secondo loro stiamo sottovalutando il processo di transizione però per i nostri telespettatori non so se sia chiaro che questo processo è difficile, lungo e anche molto costoso e allora le chiedo se a suo avviso questi target dei governi o anche delle aziende private sono fattibili?

È una domanda complessa e richiede tempo che non abbiamo, spesso sono dissacrante nelle risposte, di cosa stiamo parlando esattamente? Cosa significa Net Zero da parte dell’Oil and gas industry? Ve lo spiego in termini molto semplici, vuol dire che fisicamente come si fa la transizione? Perché tutti parlano di questi argomenti senza mai circostanziare il perimetro entro cui questa transizione avviene. Se Exxon Mobil deve ridurre le proprie emissione di CO2 quello che farà sarà dismettere una parte del proprio attivo vendendola sul mercato, un campo di estrazione di petrolio non è che si spegna, la transizione significa, nel breve termine ed è qui il punto, dismettere asset, se tu nel tuo bilancio hai una quantità inferiore di ettari di terreno che producono petrolio in particolare il metano che è un grande problema, tu lo vendi quell’asset e riduci il coefficiente di emissione, questo è chiaro spero. Quando si parla di raggiungere i limiti entro il 2050/60 quello è un altro discorso, prevede che ci sia un sostituto all’energia che ad oggi viene prodotta da quei campi quindi nel breve termine e nel lungo gli scenari sono completamente diversi, perché nel breve si può fare il window dressing ovvero si prende una finestra di opportunità e la si veste con quello che in quel momento è più vantaggioso per chi attua la scelta, cioè per la compagnia petrolifera. Quindi da questo punto di vista oggi giorno il piano di transizione non sono altro che una vendita di attivi, ma tra questi attivi c’è qualcuno che spegne il campo? No ovviamente no, quando Exxon vende un campo di petrolio in Luisiana o in Texas lo venderà a qualcun altro che di certo non coltiva girasoli ma sarà anch’esso nell’industria dell’oil and gas cosa sta accadendo. Le quote di emissione di CO2 si stanno spostando sulle spalle di aziende più piccole che percentualmente hanno dei coefficienti inferiori che pian piano recuperano la quota liberata da Exxon, così per qualunque compagnia del petrolio, quindi attenzione a non confondere l’obiettivo con il window dressing, se nel breve termine si vuole per questa enfasi far si che alcuni soggetti riducano il proprio peso specifico di inquinamento bisogna accertarsi che quell’inquinamento non venga trasferito a qualcun altro altrimenti l’effetto complessivo è nullo. Le politiche di bilancio e le politiche ambientali richiedono studi complessivi.

Certo adesso c’è una specie di accelerazione, è una cosa che va avanti da molto per cui vorrebbero entrare anche le banche centrali comprando solo aziende green.

Chiaro, ma si crea una falla al livello di energia che nessuno può sostenere quindi è un discorso molto complesso e da quello che capisco io si costella di buonismo verde che si espande ovunque ma nella realtà dei fatti le cose accadono diversamente, gli attivi che vengono venduti dai grandi inquinatori, non scompaiono, proprio per nulla, anzi vengono acquisiti da altri soggetti che continueranno a fare lo stesso lavoro magari con percentuali di efficienza minori rispetto a quelli che utilizzava Exxon o altri perché queste grandi major hanno le competenze e anche i capitali da investire per una transizione organica, viceversa il semplice sbarazzarsene che sembra un po’ quello che è in atto ora chiedono di sbarazzarsene per renderla più green ma se rendi più green me stesso rendi meno qualcun altro perché finchè non subentra una fonte di energia diversa dagli idrocarburi convenzionali è un gioco a somma zero che perde di vista il punto di medio termine della riduzione organica delle emissioni.

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