Speciale Salone del Risparmio

Appuntamento mensile con Market Star, in compagnia di Sara Silano, Morningstar Italy, per fare il punto sui mercati e sulle tendenze principali degli investitori.
Sara Silano
https://www.youtube.com/watch?v=93rUcSFTgCY

Appuntamento mensile con Market Star, in compagnia di Sara Silano, Morningstar Italy, per fare il punto sui mercati e sulle tendenze principali degli investitori. Al via da oggi il Salone del risparmio 2021, che ha contribuito a generare una puntata ricca di contenuti e spunti di riflessione.

Appuntamento con Market Star, ogni mese facciamo il punto sui mercati, sulle tendenze principali, sul risparmio gestito. Nella puntata di oggi avremo più spunti del solito, io do subito la parola a Sara Silano, Morningstar Italy, che è già collegata con me, grazie per essere con noi. Questa puntata la dobbiamo iniziare con un evento speciale, che è quello del salone del risparmio, siamo proprio inseriti in questo mood perché operativo in questi giorni, permette agli operatori di mercato di condividere esperienze, nuove idee e stabilire come guardare al futuro. Naturalmente con tutte le novità del risparmio gestito. Partiamo proprio da qui, sono tanti i percorsi e i temi del salone del risparmio, intanto ti chiedo se lo seguirai e quali sono i temi che secondo te in questo momento sono i più importanti.

Non sarò presente fisicamente ma seguirò le conferenze in streaming, c’è questa opportunità, è interessante guardare ai diversi percorsi che ci sono in questo salone di approfondimento perché vengono trattate tantissime tematiche, dall’educazione finanziaria, alla sostenibilità, all’inclusione, anche ai trend dell’industria e ai cambiamenti. Si parlerà di innovazione tecnologica, innovazione di prodotto e sostenibile, perché anche l’industria è in questa fase di cambiamento, che non è stata solo indotta dall’ondata pandemica, ma aveva origini più lontane. Io personalmente ho messo in agenda alcuni appuntamenti tra cui quello dove si parlerà di liquidità per costruire nuovi mondi, perché bisogna parlare del dopo pandemia e di quale aspetto avrà la nostra vita e nello stesso tempo l’altro appuntamento che mi sembra anche molto interessante è un appuntamento con Stefano Mancuso, che è un botanico, ed è interessante vedere come il mondo vegetale è un esempio di organizzazione non gerarchica e forse davvero nel nuovo mondo se vogliamo parlare di sostenibilità e inclusione bisogna andare in questa direzione.

Senti, in apertura si parlerà dello stato dell’industria del risparmio gestito, come dicevamo poco fa, abbiamo qualche dato aggiornato su quella europea? Per fare il punto della situazione.

Il patrimonio europeo dell’industria del risparmio ha toccato dei record a luglio, siamo a quota 11 mila 688 miliardi di euro, quindi è un’industria che è in salute e continua a registrare flussi positivi. Con strategie attive che hanno raccolto di più nell’ultimo mese ma con strategie passive che continuano a guadagnare quote di mercato. Gli investitori nell’ultima rilevazione hanno scelto di più la prudenza, in particolare gli obbligazionari a breve termine, ma comunque è un’industria sana. D’altro lato bisogna tenere in considerazione l’aspetto della tendenza ad investire su netti passivi, quindi indicizzati, che hanno comunque generalmente dei costi più bassi.

A questo punto ti chiedo dove si sono diretti gli sguardi degli investitori?

È interessante questo aspetto perché se a lungo andare gli investitori da gennaio a giugno hanno avuto un atteggiamento di propensione al rischio nelle loro scelte di portafoglio e la concentrazione non è andata solo a società a larga capitalizzazione, ma anche su alcuni tematici e qui in primo piano vediamo settore ecologia e tecnologia, da un lato stiamo parlando di aziende che forniscono prodotti per un ambiente più pulito, quindi ritorna il tema della sostenibilità e quindi la maggior attenzione alle tematiche green, dall’altro la tecnologia e innovazione che rimangono un tema centrale per gli investitori, i quali sono convinti che sia un trend di lungo periodo che può resistere perché in atto una trasformazione digitale dell’economia. E poi infine, vorrei citare anche un’altra tendenza, che è quella a investire in obbligazioni cinese e in valuta locale e in questo caso ci si domanda se questi strumenti non stiano diventando un nuovo strumento di diversificazione dei portafogli per gli investitori che hanno mostrato delle performance migliori durante periodi tumultuosi.

Adesso parliamo di ETF, perché ci stiamo avvicinando all’autunno ed è interessante capire i trend verso cui ci dirigiamo.

Gli ETF sono strumenti che entrano sempre più nei portafogli degli investitori, in base a quello che noi abbiamo visto dalle tendenze in atto sicuramente c’è ancora un interesse per quelli azionari, ma anche una crescita dell’interesse per quelli obbligazionari, in questo caso di nuovo se guardiamo all’autunno è in atto un bilanciamento del portafoglio. L’altro aspetto è il ridimensionamento dell’aspetto duration della componente obbligazionaria, la tendenza a scegliere scadenze più brevi, anche se nessuno si aspetta un aumento dei tassi d’interesse nell’immediato futuro, però tutti guardano alle pressioni inflazionistiche. Altro aspetto, è un certo rallentamento della raccolta di due grandi tipologie che sono gli ETF tematici e quelli sostenibili, perché nel secondo semestre si sono allontanati dai record dal primo, ma escono da un periodo molto positivo con un patrimonio che continua ad aumentare. C’è stata nel secondo trimestre una tendenza a privilegiare un orientamento al valore rispetto alla crescita e questo è un trend che dovremo andare a valutare nei prossimi trimestri perché comunque al livello di andamento di questi due stili di gestione quest’anno non c’è ancora un vincitore.

Allora Sara, apriamo un po’ il nostro campo del market view per capire un po’ cosa sta interessando a proposito al livello proprio di diversificazione, il primo livello è quello degli alternativi, che cosa bisogna tenere in considerazione per investire sugli alternativi?

Si i fondi alternativi son dei fondi sotto il cappello della normativa europea dei fondi aperti. Quindi si stanno sempre più diffondendo e quando gli investitori si avvinano a questi strumenti devono tenere in considerazione alcuni aspetti, il primo è il rischio di sopravvivenza perché è raro trovare fondi longevi in queste categorie, anche strategie di successo possono non sopravvivere nel tempo, l’altro aspetto è il discorso della liquidità, certe categorie possono cercare di aumentare i fondi con rendimenti di titoli più opachi o poco scambiati in borsa e questo può causare più problemi di liquidità, terzo, la complessità, questi strumenti raggiungono dei livelli più alti di complessità rispetto a quelli tradizionale, che è un vantaggio se porta ad un aumento del valore, ma possono anche poi generare invece problematiche e quindi perdite maggiori, quarto effetto leva che può amplificare i rendimenti ma anche le perdite, quinto hanno dei vincoli maggiori per la tutela dei risparmiatori, ultimi due sono i costi, che generalmente sono più elevati e attenzione ad entrare in queste strategie quando sono già molto popolari e poi ad uscire quando non hanno più rendimenti brillanti.

Altro tema, che ci porta anche al Salone del risparmio, è quello ambientale che anche voi portate avanti in modo importante e a questo proposito è emerso che l’investimento in energie alternative non è così low carbon come sembra perché Sara? Cosa avete evidenziato dal vostro studio?

Si le strategie che investono in energie alternative sono strategie che sono diventati popolari, l’ida è quella di contribuire alla transizione energetica, ma quello che abbiamo evidenziato è che possono esserci dei rischi legati al fattore ambientale, sociali e di governance che sono maggiori rispetto ad un investimento tradizionale. In realtà ci sono diversi fattori in gioco, innanzitutto molte di queste aziende sono ancora coinvolte nelle fonti fossili, ricordiamo che non siamo ancora in un mondo totalmente green, quindi c’è un aspetto di utilizzo ancora alto di fonti fossili e ci sono altri aspetti da considerare, quindi bisogna essere consapevoli che siamo ancora in una fase di transizione, quindi anche se investiamo nelle rinnovabili non possiamo pensare di non star inquinando del tutto il mondo.

Magari fosse così. Fondi nel settore acqua, mi sembra di capire che se ne sta parlando sempre di più, mi sono arrivati diversi input, ma anche su questo Morningstar ha fatto emergere delle criticità, quali sono?

Premetto che il tema dell’acqua e della siccità è un tema molto importante anche in Italia, quindi è importante che se ne parli e si trovino delle soluzioni, avendo in molte regioni problemi di siccità. Al livello di investimenti i fondi che investono nell’acqua sono al confine tra l’aspetto dell’investimento sostenibile e quello tematico. Ci sono tanti modi per dire che si sta investendo nell’acqua e la discrezionalità che ha il gestore spesso può portare ad acquistare delle società che sono parte di portafogli più ampi. I nostri analisti stanno analizzando se questi fondi forse non siano troppo di nicchia in questa fase e quindi magari cercare un’esposizione a questo settore in fondi più diversificati che non seguono bene il prezzo dell’acqua e possono essere interessanti, anche se non risolvono concretamente il problema dell’acqua.

Altro filone del salone, mi fa piacere riprendere questo tema, è quello dell’inclusione e anche noi ci siamo resi conto che le aziende provano a star dietro a questo tema, ma i casi di discriminazione aumentano, come si spiega questo fatto?

Si nel 2020 c’è stata un’impennata di controversie su questioni etniche e raziali, il problema è che poche imprese vanno oltre gli obblighi informativi e regolamentari, io sto parlando al livello globale, un’analisi su 330 aziende nel mondo ha fatto emergere 288 incidenti in 130 imprese solo l’anno scorso sulle tematiche etniche e raziali. E le controversie sono di due tipi: quelle interne, dei dipendenti, quindi legate più alle opportunità di carriera e quelle esterne sui prodotti e servizi sulle comunità di riferimento. Teniamo conto che rispetto al 2019 le prime, quelle interne, sono aumentate del 175% quelle esterne 510% e quindi su questo bisogna riflettere. Tra i settori imputati c’è anche quello finanziario, il 66% delle controversie ha coinvolto banche o istituzioni creditizie. Quello che rileva è il fatto che queste aziende si stanno intraprendendo delle iniziative, ma in realtà stanno ancora reagendo a delle situazioni, bisogna che si attuino delle strategie di prevenzione e sono ancora davvero poche quelle che lo fanno.

2021. è stato un anno in cui abbiamo assistito a tanti infortuni sul lavoro, ma non è un problema solo italiano, puoi darci qualche dato?

Si qui mi riferisco di nuovo ad uno studio di Morningstar che al livello globale ha analizzato proprio le questioni legate ai lavoratori e ha visto che le problematiche sono presenti in quasi tutte le aziende industriali e ciò coinvolge oltre 4400 aziende nel mondo, il più alto livello di rischio non gestito, cioè mancanza di politiche e sicurezze per i dipendenti, è stato registrato nei comparti software e servizi, meccanico e semiconduttori, dove il capitale umano è molto importante. Il fallimento nelle politiche governative ha fatto emergere un alto numero di controversie, dallo studio ne sono emerse 1800 a fine giugno 2021 e al livello globale. La maggior parte riguarda il rapporto tra dipendenti e imprese e le aree critiche sono la salute, la sicurezza e i diritti umani. Qui l’industria dell’acciaio è la più colpita. Attenzione che i casi di inadeguata gestione della forza lavoro sono numerosi sia nella violazione di diritti umani, fallimento di negoziato sindacali, esempi di cattiva condotta ci sono anche nelle piantagioni di olio di palma nel sud-est asiatico, anche in questo caso ancora bisogna fare molto.

Quale ruolo possono avere gli investitori nel promuovere il cambiamento?

Tutti possono metterci del loro, i dati sull’ultima stagione delle assemblee degli Stati Uniti ha fatto emergere che gli investitori nelle aziende iniziano a chiedere trasparenza, comunicazione e azione su queste tematiche, purtroppo non abbiamo gli stessi dati per l’Europa ma questa consapevolezza del l’importanza del capitale umano, anche come modo perle aziende di rimanere competitive, è un aspetto importante e quindi ci dobbiamo aspettare che le cose possano cambiare anche attraverso questa spinta.

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