Petrolio: è già guerra dei prezzi!

Nuova guerra fredda in arrivo? Gli schieramenti sono gli stessi del passato, da un lato l’America e dall’altro la Russia ma il tema al centro dell’attenzione è quello della produzione petrolifera. Dopo che l’Opec+ ancora non è giunto ad un accordo, si iniziano infatti a vedere i primi effetti sui mercati. Il punto della situazione con Carlo Vallotto.
Petrolio
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Nuova guerra fredda in arrivo? Gli schieramenti sono gli stessi del passato, da un lato l’America e dall’altro la Russia ma il tema al centro dell’attenzione è quello della produzione petrolifera. Dopo che l’Opec+ ancora non è giunto ad un accordo, si iniziano infatti a vedere i primi effetti sui mercati. Il punto della situazione con Carlo Vallotto.

Eccoci ben tornativi in diretta, Buongiorno Borsa, con il nostro caffè e a proposito di caffè parliamo proprio di materie prime con il nostro ospite Carlo Vallotto, bentrovato. Come sta andando il caffè? Visto che siamo ancora nell’ora della colazione con una giusta dose di caffè che aiuta a svegliarsi la mattina.

Il caffè sta cercando di trovare una sua strada nel senso che ci sono state delle notizie che riguardano il settore agricolo che riguardano molto le condizioni meteo, in quanto diciamo per lo sviluppo dei raccolti. C’è stata una difficoltà dal punto di vista dei paesi produttori, al primo posto il Brasile, nel quale prima c’era una siccità, poi diciamo è ritornato questo allarme, ma i prezzi rimangono intorno al livello dei 152 dollari. Ancora una fase di crescita abbiamo visto dal mese di Aprile quando hanno ricominciato a ripartire un po’ i consumi in virtù di quelle che sono le riaperture delle economie nei paesi occidentale, quindi i paesi produttori hanno cercato di approvvigionarsi proprio in vista di quella che sarà un aumento della domanda, questo un po’ per tutte le materie prime grosso modo poi ci sono delle differenze che riguardano soprattutto la soia e il mais, ma dal punto di vista agricolo le materie prime rispondono molto a quelle che sono in questo momento le condizioni metereologiche di pioggia o meno. Abbiamo visto per esempio il cacao in forte crescita poi lo vedremo bene, ma comunque in generale rispondono a questo.

Ecco bene siamo partiti con un’inversione di tendenza nel settore delle materie prime agricole, ma insomma ci sta e poi magari riprendiamo altre. Poi apriamo il capitolo del petrolio, so che sari tartassato su questo argomento, però chiaramente è il tema portante, non solo perché ci sono tante cose da dire, ma cercheremo di affrontarli tutti. Ti chiedo per prima cosa una panoramica dei mercati a partire proprio dai dati dell’inflazione americana che ieri sono stati pubblicati, siamo oltre al 5%, gli investitori sono preoccupati, le banche centrali rassicurano, ma insomma sembra quasi che non ci si fidi, molti parlano ancora di tapering anticipato, ma tra poco ci sarà la conferenza della BCE poi la Fed e quanto meno avremo una certezza per quanto riguarda la politica monetaria, quanto meno per l’estate, poi a settembre si riaprirà il discorso.

Diciamo che la panoramica sulle materie prime risponde, come detto prima, per il settore agricolo alle condizioni metereologiche, le altre materie prime Oro e petrolio hanno reagito maggiormente alle possibili fiammate inflazionistiche, ovvero non soltanto le fiammate, ma anche una situazione di inflazione strutturale, quindi gli investitori in questo momento stanno monitorando se l’inflazione sarà determinata oppure è il risultato diciamo di una mancanza dell’incontro tra domanda e offerta e quindi difficoltà nelle produzioni. Una continua ripresa delle quotazioni del petrolio anche se diciamo che a mio avviso dovremmo essere arrivati ad una zona di prezzo 75-77 dollari, di forte resistenza e siamo a livelli pre pandemia, intorno all’inizio del 2020 eravamo in questa zona qui. Quindi è una situazione abbastanza importante, anche perché sono un po’ sotto i riflettori in quanto rispondono all’inflazione ma la creano anche in qualche modo.

Diciamo che è un processo a doppio binario per così dire.

Esattamente perché molti paesi non sono produttori di energia come per esempio l’Italia, quindi l’inflazione indotta e importata dall’energia è molto importante da valutare in questo contesto.

Ti faccio una prima domanda sul petrolio, si è un po’ risvegliato? Perché abbiamo visto un calo nelle sedute precedenti, ora è tornato sui livelli del 75 in un progresso ulteriore in questo momento, cosa mi rispondi?

Diciamo che al momento intorno al petrolio e al mercato gravita un grande punto di domanda, perché dalla riunione dell’Opec, dove c’è stato questo dissidio interno tra gli Emirati Arabi e l’Arabia Saudita, non hanno trovato un accordo e questo ha creato delle incertezze per quanto riguarda il futuro di quelli che potrebbero essere  o i tagli o la produzione di petrolio e questa incertezza agli investitori, ma in generale a tutti non piace proprio, tanto meno ai mercati finanziari che sono già incerti di per sé quindi sta creando della volatilità all’interno del comparto petrolifero. Ieri abbiamo visto i dati delle scorte, siamo sui minimi quinquennali quindi diciamo che le raffinerie hanno attinto, piuttosto che comprare la produzione, hanno attinto alle scorte molto basse in questo momento, ma il mercato ora si concentra su due fronti: sia su quello che potrebbero essere le scelte future della produzione, rimane lo status quo, ci saranno tagli o aumenti e il secondo punto è ovviamente gli accordi sul nucleare con l’Iran che potrebbe portare nuovo petrolio, ma questi sono un po’ più in sordina. Il terzo punto purtroppo riguarda ancora gli sviluppi che riguardano la pandemia purtroppo per quanto riguarda i consumi. Attenzione al livello di 75 dollari che dovrebbe essere lo spartiacque di breve periodo.

La settimana scorsa Carlo abbiamo fatto una panoramica su quello che è successo all’Opec, però bisogna capire cosa succederà proprio tra i membri dell’Opec, perché solitamente l’aumento dei prezzi è sempre stato sostenuto dalla coesione che comunque c’è sempre stata e che in questo momento è venuta un po’ a mancare e non a caso, tu ci hai detto già la tua, molti parlano proprio di una tendenza ribassista perché ancora si brancola un po’ nel buio, ma cosa dobbiamo attenderci nel breve-lungo periodo? O dacci tu delle tempistiche. Dal punto di vista diplomatico.

In generale, una parola perfetta che racchiude quello che è il settore dell’energia e guarda soprattutto e anche alla situazione geo politica e la diplomazia internazionale ci sarebbe moltissimo da dire, molto bello anche l’articolo che avevi scritto tu riguardo a questo settore, dove gravitano degli interessi geo politici e diplomatici molto importanti. Abbiamo i due schieramenti principali, da un lato America dall’altro la Russia, quest’ultima che è uno dei principali produttori mondiali, l’America che si è affacciata ed è diventata produttore all’interno diciamo dei top five solo negli ultimi cinque anni e quindi ha qualcosa da dire. Ciò che sta succedendo all’interno dell’Opec è una guerra fredda nel senso che la Russia appoggia più gli Emirati mentre l’America appoggia più le scelte dell’Arabia Saudita, quindi abbiamo questi due paesi che stanno cercando di essere i porta bandiera di quella che è la lotta diplomatica tra i due giganti. La Russia vorrebbe aumentare la produzione per calmierare i prezzi e per non far entrare l’America all’interno di questo ciclo di produzione, dall’altra parte l’America che vorrebbe ridurre la produzione in modo da far aumentare i prezzi e far si che i pozzi americani possano riprendere vigore.

Ma a questo punto, siamo vicini ad una guerra dei prezzi?

Siamo molto vicini, perché la Russia non si è mai tirata indietro da questo punto di vista, naturalmente è uno dei principali produttori del prodotti e le entrate del PIL sono determinate dal petrolio e quindi già al valore di 40 dollari riesce ad essere in break even, addirittura la Russia aveva dichiarato che già a 18 dollari era in break even ma naturalmente dipendono da moltissime situazione. Guerra dei prezzi certamente ancora in essere, se fino ad oggi i titoli dei giornali e dei media avevano un po’ lasciato da parte questa parola, oggi sembra che si riaffacci questa parola proprio perché il ministro dell’energia russa ha incassato una sconfitta tra virgolette nell’ultima riunione dell’Opec, ma adesso sta lavorando in maniera molto alla clemente per far si che l’Opec aumenti la produzione, tutti i paesi e non soltanto gli Emirati Arabi vorrebbero che venissero ri conteggiate le quote quindi da questo punto di vista aumentare la produzione che vale il gioco e fare il gioco della Russia e quindi proprio fare la guerra dei prezzi. Attenzione perché a mio avviso non ci saranno ne vincitori ne vinti, ma chi ne perderebbe sarebbe il mercato stesso.

Ma quindi siamo vicini o è già iniziata questa guerra dei prezzi?

È già iniziata. Domanda molto molto specifica.

C’è anche un amico che fa una domanda specifica, a cosa è dovuto lo spread così ridotto tra Brent e WTI?

 Lo spread è determinato da delle modifiche di mercato in questo momento e quindi lo vediamo subito, è circa a meno di un dollaro in questo momento. La questione sarebbe un po’ complicata in questo momento, esportazioni e spread tra il prezzo del petrolio, maggiori quantitativi di esportazioni americana rispetto a quella che è la situazione nel Brent. Al di la di questo meccanismo complicato, il fattore chiave chiaramente è un ri allineamento di tutti i prezzi del petrolio, per chi conosce questo mercato naturalmente non c’è soltanto il Brent e il Crude Oil, ma ce ne sono a centinaia, ma in questo momento hanno una tendenza restrittiva dello spread.

Altro tema, che non voglio lasciare indietro, parliamo di materie prime in generale ma rapportiamole sempre al discorso dei prezzi, perché io sto leggendo a più riprese ancora e sempre più la preoccupazione degli imprenditori che stanno lamentando la difficoltà nel reperire alcune materie prime e quindi i prezzi che sono aumentati. C’è la difficoltà quindi anche delle imprese ed è difficile pensare ad una ripresa effettiva se le imprese lamentano questo tipo di problema. Cosa sta succedendo e quali sono le materie prime più soggette ad una difficoltà di reperimento?

Le materie prime che hanno più difficoltà non sono quelle che conosciamo più da vicino, quindi metalli preziosi come rodio, ruteni e iridio o altri ancora soprattutto le terre rare utilizzate nelle tecnologie del 5g o nel settore automotive, diciamo naturalmente che il settore più alla luce dei riflettori è quello delle materie prime. È proprio notizia di ieri che è partito un primo accordo commerciale tra Europa e America per svincolare la prima dalla produzione delle terre rare della Cina, quindi svincolare l’Europa dalla dipendenza della Cina per l’importazione, è partito un primo carico di terre rare proprio dall’America. Terre rare che abbiamo appena ricordato sono estremamente importanti per quanto riguarda la tecnologia e l’intero complesso del nostro futuro tecnologico, non solo per i computer ma ampliamo il discorso perché la tecnologia viene utilizzato in tutti i settori della nostra vita. Molti produttori stanno lamentando questa difficoltà nel reperire soprattutto i pezzi nel settore della tecnologia, quasi tutte le aziende al mondo usano dei cicli produttivi collegati all’elettronica e aumentando questi costi, aumentano anche i costi anche del bene finale. Normalmente quando c’è una mancanza di produzione, i produttori reagiscono circa nel giro di 6 mesi e questo dovrebbe calmierare i prezzi ritornando a quello che Powell sta continuamente dicendo, ovvero che l’inflazione è transitoria. Se prima i prezzi erano saliti tantissimo, ora la salita è terminata, quindi all’interno di 6 mesi dovrebbe riportare quella che era la situazione precedente.

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