Mercati finanziari: che inizio turbolento!

Archiviate (per ora) le tensioni Usa-Iran e Usa-Cina, i mercati cercano di reagire al Coronavirus, anche se è difficile fare previsioni sull'impatto...
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Archiviate (per ora) le tensioni Usa-Iran e Usa-Cina, i mercati cercano di reagire al Coronavirus, anche se è difficile fare previsioni sull’impatto globale futuro. Quali le sfide da affrontare nel 2020?

L’anno è cominciato con le tensioni tra America e Iran, ma l’effetto sui mercati è durato poco. Più pronunciato è quello scatenato dal Coronavirus, l’epidemia esplosa in Cina che sta preoccupando tutto il mondo. Nella puntata di febbraio di Marketstar condotta da Manuela Donghi, sono stati analizzati i principali market mover da inizio anno attraverso le analisi di Sara Silano di Morningstar Italy.

L’indice Morningstar globale ha perso lo 0,5%, quello cinese il 5,10%. L’Europa ha sofferto più degli Stati Uniti e Piazza Affari non ha fatto eccezione con un ribasso dell’1,6% (-1,37% l’Europa).

E’ complicato fare previsioni sulle conseguenze del Coronavirus sull’economia. Ma cosa ci insegnano epidemie passate come la Sars? E’ possibile provare a fare qualche stima dell’impatto sull’economia guardando alla situazione del 2003, anche se la Cina di oggi ha un ruolo molto più centrale nel sistema globale. Sicuramente i settori più colpiti sono quelli del turismo, del lusso, dei trasporti aerei e delle strutture alberghiere. Nel 2003 gli effetti erano stati pesanti, ma di breve durata; ora bisogna occorre pensare che gli spostamenti sono molto più intensi di allora.

Banche centrali sempre in prima fila: nell’ultima riunione, la Federal Reserve americana non ha riservato grandi sorprese ai mercati, salvo l’inserimento del coronavirus nella lista dei rischi. L’istituto centrale si aspetta un po’ più di inflazione e meno consumi, ma sembra essere disposto a tollerarla. Dopo tre tagli dei tassi di interesse nel 2019, che hanno spinto i rendimenti dei titoli di Stato decennali statunitensi verso il basso, il mercato si è stabilizzato e gli yield sono tornati a salire. Per capire se il 2020 sarà differente bisognerà osservare il mercato dei future, che tendono a rappresentare la tendenza dei tassi.

Altro tema, la Brexit: dal 1° febbraio il Regno Unito non fa più parte dell’Unione europea, dopo oltre 40 anni. Il capitolo non è però ancora chiuso. Prima di tutto perchè fino alla fine del 2020 sarà ancora parte del mercato unico, e poi perchè bisognerà capire quale tipo di relazioni commerciali si instaureranno tra le due aree. E’ molto probabile, quindi che da qui a un anno ci troveremo ancora in una fase di transizione e di negoziazione, anche se in teoria dovrebbe terminare a dicembre 2020. 

Altro focus è l’inflazione, che non è stata protagonista sui mercati occidentali nel 2019 e nel 2020 potrebbe esserlo un po’ di più, almeno negli Stati Uniti. Su questo fronte, sia la Bce, sia la Fed, potrebbero rivedere i loro target. L’impatto sui mercati è al momento poco chiaro.

Gennaio è stato infine un mese di grande attenzione sulle questioni climatiche, con le grandi sfide ambientali, sociali e occupazionali. Secondo il rapporto globale sui rischi del WEF, i primi cinque hanno a che fare con l’ambiente: eventi estremi, fallimento delle iniziative per fermare il surriscaldamento del globo, disastri naturali, perdita della biodiversità, disastri ambientali per mano dell’uomo.

Nella seconda parte della trasmissione, riflettori puntati sull’industria del risparmio dopo i dati sulla raccolta dei fondi nel 2019: è stato un anno positivo per i fondi a lungo termine che hanno registrato una raccolta netta di 336 miliardi di euro. Protagonisti anche i fondi obbligazionari che hanno attratto flussi pari a 329 miliardi, e i fondi sostenibili, che secondo l’ultimo rapporto Morningstar, hanno raccolto 120 miliardi di euro, con un’offerta che si è ulteriormente espansa con l’ingresso di 360 prodotti, più del 2018.

L’anno che si è appena concluso sarà ricordato anche per il boom degli investimenti indicizzati nel reddito fisso. Morningstar stima flussi netti per 54 miliardi (13,4 nel 2018), contro i 46 degli azionari, che però continuano a detenere la fetta più grande del patrimonio (65%).

Un consiglio? Nel 2020, gli investitori dovrebebro monitorare le materie prime, un segmento largamente influenzato dall’andamento dei prezzi dell’oro e del petrolio e di conseguenza dei rischi geopolitici e della ricerca di beni rifugio.

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