L’inflazione Usa sopra le attese, ma per Alberto Bisin è soltanto segnale di ripresa

Alla luce di quanto emerso nel comunicato stampa della BCE e del dato sull’inflazione USA oltre le attesa, abbiamo analizzato la situazione con Alberto Bisin, professore della NY University, in attesa anche delle nuove dichiarazioni di mercoledì della FED.

Noi siamo in compagnia di Alberto Bisin, professore della NY University, intanto le chiedo un commento a caldo dei numeri ben oltre sopra le attese, ne abbiamo parlato nella pausa pubblicitaria che la reazione dei mercati è assolutamente significativa.

Si i mercati hanno reagito molto bene, credo che abbiano interpretato questi numeri come se li aspettassero abbastanza e li hanno interpretati come segnali della ripresa, se uno va guardare il dettaglio, quello che è aumentato è vestiti, energia, auto usate, cibo fuori casa, quindi tutti segnali di una ripresa con qualche difficoltà, non c’è nulla di cui preoccuparsi per cui mi sembra corretta questa interpretazione.

Giusto per capirci, anche mercoledì quando sentiremo Powell, perché adesso occhi puntati sulla Fed, lui probabilmente ribadirà la sua politica monetaria altrettanto accomodante, nonostante questi numeri perché questa inflazione è frutto anche della ripresa economica.

Si mi aspetto che sia questo quello che succeda e anche i mercati mi sembra che si aspettano questo poi ovviamente è difficile fare previsioni ma io credo di si.

Ecco, oggi abbiamo sentito una BCE molto accomodante, abbiamo letto nel comunicato che non si può paragonare la situazione negli Stati Uniti, con quella in Europa, sia al livello economico, sia al livello di inflazione, quindi a suo avviso, è giusto questo tono fin troppo amichevole?

Si direi di si, giusto difficile da dirsi, ma io non vedo ragioni per fare nulla di diverso, che poi appunto si voglia ammiccare ad una situazione ancora più espansiva, questo si poteva evitare, ma comunque direi di si.

Ecco poi un altro punto estremamente importante, è la differenza tra la ripresa negli Stati Uniti e in Europa, un’altra cosa che volevo chiedere è come vanno le cose anche in linea con le sue aspettative?

Si, anche questo non ci sono particolari sorprese, gli Stati Uniti hanno un’economia molto più vivace in salita e in discesa da sempre, poi ovviamente il cambiamento del presidente ha avuto vari effetti sia di politica in generale che di aspettative, questo si vede nelle reazioni dei consumatori e delle imprese.

Altro punto, Lagarde ha menzionato il piano di Biden da 2 mila miliardi poi ne abbiamo parlato anche più volte con lei, poi c’è anche quello infrastrutturale per cui non si riesce a trovare accordo, insomma tantissimi piani focalizzati sempre su una spesa enorme, ovviamente sono a lungo termine, ma potrebbero avere un impatto sull’inflazione che potrebbe perdurare?

Senza dubbio potrebbero, questa è la ragione per cui siamo tutti qui a guardare i numeri dell’inflazione, il fatto che i prezzi crescano nel momento della ripresa è una cosa ragionevole e positiva, ma la ragione per cui li stiamo guardando con così tanta attenzione è che c’è un problema di identificazione alla base, ci stiamo chiedendo quanto questo sia dovuto alla ripresa e quanto ai programmi di spesa del governo Biden che invece potrebbero avere un effetto sull’inflazione preoccupante. Quindi cercare di capire quanto questi aumenti siano un segnale positivo e quanto negativo, è un punto cruciale ed è quello che stavamo cercando di dare prima.

Vorrei toccare un ultimo argomento, che è quello del G7 Finance, dove si è trovato un accordo sulla tassazione globale minima del 15%, quindi sulla tassazione globale, di cui peraltro abbiamo parlato con lei già tempo fa perché è qualcosa che va avanti da molto, secondo lei si potrà evitare l’evasione fiscale? Perché se aderiscono solo alcuni paesi e non tutti, ha poco senso, perché ciascun’azienda può cambiare la propria sede.

Certo, l’obiettivo è proprio quello di aderire i maggiori paesi dove è facile spostare le sedi fiscali, infrastrutturali e legali verso cui le aziende vogliono muoversi, quindi è ovvio che si cercherà di inglobare il tutto, ma sarà molto difficile, questo è il cuore della competizione fiscale che di conto suo per me è una cosa buona, questi tentativi lasciano sempre un pochino di timore, di limitazione alla competizione fiscale, da un altro punto di vista è perfettamente logico e ragionevole che si cerchi di evitare queste forme di elusione, per riuscire a farle contribuire di più al fisco di alcuni paesi, in particolare negli Stati Uniti dove molte multinazionali scappano, è una cosa difficile e complessa, penso che sarà difficile che funzioni, ma allo stesso tempo una qualche forma di coordinamento è certamente positiva, ma in maniera limitate perché nel momento in cui tutto funziona bene c’è il rischio che il 15% diventi il 25 e poi dopo diventa un problema dal punto di vista di crescita.

Io la ringrazio, ci risentiremo presto, saluto Alberto Bisin, NY University.

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