Il 2021 sarà un anno di ripresa economica secondo Aviva Investors

La divisione globale di asset management di Aviva plc ritiene che il 2021 sarà caratterizzato da una iniziale leggera ripresa del Pil per terminare in una forte accelerazione grazie alla creazione di vaccini sempre più efficaci somministrati alle masse e al...

La divisione globale di asset management di Aviva plc ritiene che il 2021 sarà caratterizzato da una iniziale leggera ripresa del Pil per terminare in una forte accelerazione grazie alla creazione di vaccini sempre più efficaci somministrati alle masse e al sostegno economico politico costante.

Lo scenario economico, sanitario, sociale e tecnologico post Covid19 diventerà più chiaro e si assisterà a una ripresa di fiducia delle aziende nel pianificare e realizzare le attività. Gli effetti della pandemia sul comportamento e le pratiche lavorative delle persone hanno evidenziato la resilienza e l’adattabilità sulle pratiche lavorative e organizzative.

“Data la previsione di una ripresa rapida e robusta nel 2021, preferiamo iniziare l’anno con un moderato sovrappeso verso l’azionario globale. I prezzi dovrebbero essere sostenuti dalle prospettive di crescita degli utili aziendali.

Il prossimo anno, dopo il significativo restringimento degli spread nel 2020, il margine per un sostanziale eccesso di rendimento delle obbligazioni corporate sarà limitato, anche se sia il carry che il roll down continueranno a fornire un ritorno stabile. Riteniamo di sovrappesare leggermente l’asset class, con una preferenza per Stati Uniti ed Europa rispetto all’Asia e al Regno Unito.

Nel forex ci aspettiamo che una crescita globale più forte, la riduzione delle tensioni geopolitiche e i più ampi deficit di bilancio e commerciali degli Stati Uniti porteranno ad un ulteriore calo del dollaro. Le due valute su cui abbiamo una visione positiva sono euro e yen.

Le banche centrali manterranno bassi i tassi di interesse ed i programmi di QE, pertanto ci aspettiamo di assistere a un irrigidimento delle curve dei rendimenti, nel momento in cui il sostegno fiscale continuo – unito alle aspettative di crescita futura e d’inflazione – comincerà ad essere prezzato dal mercato. La scelta delle obbligazioni è ricaduta su quelle a bassa duration, prediligendo pertanto obbligazioni statunitensi, britanniche, italiane e australiane rispetto agli stati europei core.” ha dichiarato Michael Grady, Head of investment strategy e chief economist di Aviva Investors.

 

 

 

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