Europa contro Apple: la battaglia che può cambiare il mercato dello streaming

Dopo la denuncia ricevuto lo scorso anno dal competitor Spotify, Apple si prepara ad affrontare la guerra più difficile contro la Commissione Europa, che potrebbe sconvolgere gli scenari internazionali economici nel settore dello streaming. Ecco la nostra analisi insieme all’esperto Marco Lombardo.
Europa
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Dopo la denuncia ricevuto lo scorso anno dal competitor Spotify, Apple si prepara ad affrontare la guerra più difficile contro la Commissione Europa, che potrebbe sconvolgere gli scenari internazionali economici nel settore dello streaming. Ecco la nostra analisi insieme all’esperto Marco Lombardo.

L’argomento di cui andremo a parlare in cui Advisory update è quello che leggete: UE vs Apple, la battaglia che può cambiare il mercato dello streaming. Una battaglia che molti di voi stanno seguendo e che per certi versi appassiona anche, perché potrebbe veramente modificare il futuro dello streaming ma che deve ancora essere chiarita. Per affrontare questo argomento ho chiamato Marco Lombardo, caporedattore di “Il Giornale”, io ho letto da qualche parte che tu ti ritieni un vero e proprio dinosauro digitale.

Si perché ovviamente io mi occupo di tecnologia e cerco di stare dietro a tutto quello che succede, ma è anche vero che vengo da una generazione analogica, quindi faccio più fatica a imparare le cose rispetto per dire ai miei figli che sono in pieno nella generazione digitale.

Ritengo che si debba essere un vero e proprio dinosauro digitale per affrontare, seppur da osservatore e da giornalista questa diatriba tra la commissione europea ed Apple, è una vicenda grossa quindi bisogna essere proprio dei dinosauri.

Si siamo in mezzo ad uno scontro tra l’economia di un mondo analogico rispetto a quella che sta imponendo la trasformazione digitale negli ultimi anni, da quando l’Iphone ha fatto la sua comparsa sul mercato, quindi bisogna costruire delle regole che non ci sono.

Ma andiamo per gradi, tu hai uno sguardo d’insieme ampissimo su queste tematiche quindi dobbiamo un attimo riprendere queste vicende. Bruxelles ha accusato Apple di usare la sua posizione dominante nel mercato delle app per addebitare una commissione del 30% per tutti gli abbonamenti. Sostanzialmente ci sarebbero degli abusi per lo streaming, uno strapotere che viene effettivamente manifestato da parte di Apple. Questo è l’inizio della vicenda

C’è da aggiungere solo che questa vicenda nasce per una denuncia di un rivale, che è Spotify, la Apple ha il suo servizio che è Apple music, in contrasto con Spotify, che tra l’altro dal punto di vista della quantità è più conosciuto e molto più scaricato rispetto ad Apple, perché Spotify si può acquisire sui telefoni android che ovviamente sono una vastità più grande. Succede questo: Spotify dice “è possibile che io che faccio pagare un abbonamento, devo dare il 30% di quello che viene acquisito attraverso il negozio di Apple ad Apple, mentre quando lo faccio sui telefoni android questo non succede.” Quindi questa è una concorrenza sleale secondo quello che dice Spotify e ha fatto questa denuncia alla commissione europea, che sta indagando e peraltro sappiamo che questa non abbia nei confronti di Apple, una grande simpatia, che l’aveva condannata a pagare una multa per il fatto che Apple ha una sede legale in Irlanda dove di fatto si pagano molte meno tasse, poi questa multa è stata tolta, quindi Apple ha vinto il ricorso. In questo caso la situazione va a toccare molti settori digitali economici perché parliamo di settore musicale, ma si dovrebbe parlare di tutto lo streaming perché se tutti i servizi potrebbero rivalersi contro di lei.

Ecco, quindi come vedi la fine della diatriba e poi quali potrebbero essere gli scenari futuri?

Guarda, io la fine non la vedo molto vicina nel senso che l’Europa sta cercando di adeguarsi al cambiamento tecnologico mettendo delle regole e ovviamente ha nel mirino le grandi corporations che fino ad oggi hanno fatto un po’ quello che volevano, anche dal punto di vista economico. C’è anche da dire, che Apple, dice, insomma le aziende vogliono i vantaggi dell’Apple Store, che ha dei vantaggi innegabili e non solo i milioni di clienti di Apple, ma il fatto che garantisce molto sulla privacy. Il pensiero fisso della Apple è che ognuno di noi che possiede un Iphone o un Mac debba essere garantito sulla privacy e questo dà un po’ fastidio ai rivali ed è in corso anche questa guerra tra Facebook ed Apple, perché Apple ha vietato il tracciamento dei dati se non con il consenso di chi ha i servizi. Quindi Apple dice, tutti vogliono i vantaggi dell’Apple store, ma non vogliono pagare una piattaforma tecnologica che garantisca la privacy, che funzioni, noi abbiamo dei costi ed è giusto che chi sfrutta il negozio, paghi una tassa.

Tra l’altro, il giro di affari di Spotify su quanto viene raccolto attraverso l’Apple store è circa il 5%, quindi si sta discutendo di una cifra del 30% sul 5% quindi non proprio una grande cifra, ma sicuramente è un principio su cui si sta cercando di capire se le grandi aziende hanno diritto di porre dei veti secondo il loro servizio, quindi è un principio che, se Apple fosse condannata, potrebbe portare anche tutti gli altri protagonisti di questo mercato a chiedere anche loro di non pagare questa cifra, che per il primo anno è il 30%, per il secondo diventa 15%. Diciamo che ho anche scritto un articolo dove paragonavo Apple ad una nazione, perché in realtà Apple è come se fosse una grande nazione senza confini dove però ci sono delle leggi, se pensiamo per esempio a questo 30% che sembra quasi una flat tax e poi ci sono varie cose, Apple per esempio sulla parità di genere, orientamenti etc è assolutamente attentissima, sull’ecologia anche, è una specie di legge con le sue regole e le sue leggi. Certamente, una nazione che ha approfittato del fatto di non avere confini e basandosi anche sulla vendita di prodotti che costano anche abbastanza, ha fatto incassi. Tra l’altro se Apple fosse condannata, uno scenario secondo me improbabile, ma la pena massima che potrebbe essere sottoposta è il pagamento di una multa pari a al 10% del fatturato annuo, il fatturato annuo di Apple, si aggira intorno ai 270 miliardi di dollari, quindi stiamo parlando di cifre notevoli, ma non si arriverà a questo.

Ipotizziamo che succeda questo, che cosa scatenerebbe questo movimento di prese di posizione?

Sarebbe una rivisitazione del mercato che provocherebbe davvero diversi scossoni, non tanto economici perché stiamo parlando di un’azienda che fattura delle cifre che valgono il PIL di una nazione, ma certamente farebbe rivedere un mercato che in questo momento è molto florido, ma ogni azienda potrebbe poi essere condizionata da questo sistema, quindi di non avere introiti per quello che produce o per i servizi che da, certo sarà una battaglia lunga, perché anche se condannata Apple farebbe ricorso, sarebbe una questione di tribunali che non si vedrà la fine per molto tempo. Certamente il principio è che l’Europa si sta accorgendo che queste aziende godono di una libertà che va al di la di regole comunitarie e politiche che vengono messe in crisi, la verità è che queste grandi aziende sono paragonabili a degli stati e delle entità politiche e queste stanno con la loro potenza economica, sopravanzando le entità politiche tradizionali. Se noi pensiamo quanto sono ricche Apple, Amazon, Google, sono aziende che hanno in mano la ricchezza del pianeta e su questa è la vera battaglia che la tecnologia oggi pone agli stati, alle nazioni, a chi governa.

Diciamo che potrebbe davvero esserci un incidente diplomatico al livello istituzionale non indifferente.

Certo, peraltro in un momento in cui è già cominciata con la presidenza Trump, vediamo quello che ha fatto con la Cina e con Huawei in particolare, politiche che stanno mettendo in difficoltà le aziende americane che stanno rivedendo i propri budget proprio perché negli anni è stato fatto, non dico l’errore, ma per convenienza economica, è stato delegato il gigante a produrre componenti di tecnologia. Gli stessi Iphone vengono fatti da anni in Cina. Quindi non è solo una battaglia economica, ma politica, che vedremo come andrà a finire perché non è facile adesso spostare il mercato dopo averlo fatto andare dove voleva per anni. L’America si è accorta di essere talmente indietro con le infrastrutture che sta cercando di recuperare, la guerra contro Huawei nasce dal fatto che loro hanno delle infrastrutture uniche al mondo, se si vuole il 5G performante devi rivolgerti comunque a Huawei e ZTE che sono le aziende cinesi che lo producono e gli americani quando si sono trovati ad entrare in questo mondo, si sono accorti di essere indietro anni luce rispetto ai cinesi.

Assistiamo quindi ancor a una volta ad uno scontro tra pubblico e privato, cioè il fatto che in questo caso dei colossi tech riescano tra virgolette a fregare le istituzioni che non riescono a stare al passo.

Il problema è che le istituzioni si sono fregate da sole, un po’ perché non sono riuscite a stare la passo loro della rivoluzione tecnologica. Se noi pensiamo a tutto quello che non siamo riusciti a fare in questo anno con le infrastrutture tecnologiche, ad oggi stiamo ancora discutendo se fare la seconda dose del vaccino alle persone in vacanza o no, il problema è che hai il generale Figliuolo che ha un problema e che non abbiamo un’infrastruttura tecnologica per fare le vaccinazioni. Cioè se io faccio entrambe le dosi nella mia regione va tutto bene, se ne faccio una in una regione e una in altra, la seconda non parla con la prima e quindi non risulta che l’abbia fatto. Ed è un problema tecnologico grave, siamo nel 2021 e le infrastrutture tecnologiche mancano.

Infatti ci stupiamo se sulla piattaforma riusciamo a prenotare il vaccino in 30 secondi, sembra qualcosa di incredibile, perché quanto bisogna metterci?

Ci sono paesi dove paghi le tasse, fai la denuncia dei redditi online e nel giro di una settimana ti arriva un assegno a casa, non ci vuole tanto con i mezzi che ci sono oggi. Adesso c’è un ministero della transizione tecnologica e speriamo, ho sentito parlare della banda larga per tutti nel 2026, ma teniamo presente che nel 2026 ci sarà già il 6G non più il 5G.

Parliamo di un mercato che si evolve talmente velocemente, che se lo faccio oggi domani è già vecchio. Quindi quali sono i prossimi step di questa battaglia?

Dunque la denuncia è di giugno dell’anno scorso, l’apertura dell’inchiesta è stata fatta a fine aprile di quest’anno quindi già i tempi sono abbastanza lunghi, ovviamente partirà la parte procedurale da parte della commissione europea che dovrà indagare e capire se effettivamente c’è questo abuso di potere da parte di Apple e dopo di che arriverà una decisione, è ovvio che Apple farà ricorso e quindi si allungheranno i tempi di una soluzione definitiva, non è una situazione che si risolve in tempi brevi e comunque ci entreranno anche degli altri interessi da risolvere

Grazie per averci chiarito le idee ed averci elencato quali potrebbero essere gli scenari.

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