Economia

Covid: l’allarme dei centri commerciali

Non luogo: è questa la definizione che i centri commerciali si sono visti affibbiare dalla sociologia del ‘900, in quanto aree di una nuova modernità caratterizzata da un eccesso di tempo, di spazio, ma soprattutto di individualismo. Questi non-luoghi, però, hanno finora rappresentato un segmento importante dell’economia italiana: sono 1.200 i centri commerciali sparsi in tutta la Penisola, con circa 36.000 negozi al loro interno. Con un fatturato di circa 140 miliardi l’anno, nel 2020 si sono dovuti accontentare del 30% in meno e anche la stagione dei saldi invernali si sta rivelando amara, tra cambi continui del colore delle Regioni e rigide norme anti-Covid da rispettare. Non solo. L’esplosione dell’e-commerce sta costringendo i grandi centri a ridefinire il proprio paradigma. Sapranno rinnovarsi, superando la crisi o diventeranno un pezzo d’antiquariato come è successo ai drive-in? Lo abbiamo chiesto a Roberto Speri, direttore del centro commerciale Le Due Torri, ospite di Instant Focus

Il calciomercato ai tempi del covid19

Da Stankovic all’Inter, a Cavani al Palermo fino a Nainggolan alla Roma: solo qualche anno fa, grazie alla finestra invernale del calciomercato, si poteva rimettere in piedi una stagione o fare il colpaccio per concluderla al meglio. E spesso i presidenti non badavano a spese. Nel gennaio 2021, però, non c’è stato nessun acquisto degno di nota e addirittura alcuni scambi sono sfumati per la difficoltà nel colmare un divario di “soli” quattro milioni di euro. Segno che la pandemia, con i bilanci societari in affanno e i mancati introiti dagli stadi, ha colpito anche il dorato mondo delle trattative. Ma per quanto tempo saremo costretti a rinunciare a sognare con i grandi colpi di mercato? Lo abbiamo chiesto a Vincenzo Cuscito di Moneyfarm, ospite del nostro Giacomo Iacomino nella puntata speciale di Advisory Update.

Scroll to top