Blocco licenziamenti, continua il ping pong: parlano i sindacati

Nell’attesa di capire cosa il governo deciderà di fare in merito allo sblocco dei licenziamenti previsto per il 30 giugno, abbiamo avuto l’opportunità di parlare con Alessandro Pagano, segretario Cgil, per fare il punto della situazione riguardo a milioni di lavoratori italiani e imprese che ad oggi ancora vivono nell’incertezza.

Eccoci ancora in diretta, dobbiamo affrontare un argomento cruciale e importante, il blocco dei licenziamenti perché siamo reduci da questo anno e mezzo di pandemia, dove nel primo Lockdown tutte le attività sono state chiuse e poi con le varie restrizioni molte sono rimaste chiuse, chi penalizzato, chi ha potuto lavorare a metà, una situazione complicata e quante volte abbiamo detto che i conti sull’economia reale li avremmo fatti più avanti, per esempio quando non ci sarebbe stato più il blocco dei licenziamenti, siamo ad un punto decisivo perché il governo è al lavoro per capire come posizionarsi sull’argomento perché il 30 giugno scade la proroga. C’è pressione da parte dei sindacati che sono scesi in piazza per chiedere che questa proroga continui, si è parlato di proroga selettiva, mentre per altri si parla di cassa integrazione. Vediamo di fare il punto anticipando l’incontro che si terrà proprio oggi. Io saluto e ringrazio Alessandro Pagano, segretario Cgil lombarda. Le chiedo, com’è lo stato attuale e cosa chiede la Cgil?

Relativamente allo sblocco dei licenziamenti, noi abbiamo semplicemente e direttamente chiesto al governo che questo sblocco sia riallineato per tutti al 31 ottobre, una cosa molto precisa e chiara, fondata sul fatto che non ci sono razionali credibili riguardo alla settorizzazione di questo sblocco, che diciamo sembrerebbe essere la strada che il governo si appresta a prendere. Dico sembrerebbe, perché a noi non è stato formalizzato nulla, ma abbiamo l’incontro oggi pomeriggi in cui ci aspettiamo dettagli razionali e soprattutto prospettive con cui affrontare una decisione del genere. Ricordo che non siamo fuori dall’emergenza sanitaria, la crisi non è alle nostre spalle e sappiamo che molto è cambiato e che cambierà molto nelle imprese per affrontare un mercato globale e complessivo profondamente cambiato, una filiera del valore che si è trasformata ed è piena di variabili non note. A noi sembrerebbe giusto spostare il blocco dei licenziamenti fino ad ottobre per tenere riallineati tutti i settori, imprese, lavoratrici e lavoratori e garatire reti di protezioni adeguate per tutti coloro che saranno coinvolti in una ripresa certamente non lineare e dovrà essere chiaramente essere condizionata dalle risorse europee, trasformare l’economia di un paese significa riqualificazione professionale, significa formazione, significa cambiamento della specializzazione produttiva del paese e quindi vuol dire garantire anche nella transizione da lavoro a lavoro, percorsi sostenuti a partire dalla conservazione del posto di lavoro e la conservazione di un reddito adeguato a poter affrontare questa transizione. Sono cose molto concrete che noi continuiamo a chiedere, le abbiamo chieste con forza anche nelle piazze di sabato e andiamo ad un confronto aperti ad ascoltare le proposte, ma ribadiamo che le proposte devono avere un senso rispetto alle cose che abbiamo chiesto.

Guardi lei ha detto molte cose importantissime, come il fatto che la crisi non è ancora alle nostre spalle, soprattutto quella economica, la dead line era anche questa data sul blocco dei licenziamenti, che si arriva in un momento in cui tutto è ripartito, ma è un momento in cui chissà quanti pezzi ancora perderemo che non ce la fanno a stare in piedi, perché è adesso che le attività si misurano con le loro capacità e la situazione reale, diciamo che bisogna ancora prendere le misure rispetto ad una realtà che si è modificata, figuriamoci le attività che sono rimaste chiuse per molto tempo, ci sono settori che hanno perso davvero molto, faccio riferimento alle discoteche per esempio dove già il 30% hanno chiuso e chissà quante ancora lo faranno. Non è quindi il momento di allentare la presa e questo nei confronti di tutti, altrimenti si rischia davvero di far andare l’Italia con due velocità differenti, con settori più aiutati e settori meno aiutati.

Qui il tema è anche chiarire cosa si intende per settore, bisogna tenere bene presente che nella realtà, quando poi si scende dalla teoria, una filiera del settore tessile, comprende anche contributi di altri settori, quindi è un ragionamento che non ha una reale consistenza, bisogna guardare dentro le filiere produttive, che sono anche internazionali quindi noi chiediamo un’uguale normativa per tutti proprio per consentire di guardare dentro in maniera più precisa, accurata che cosa succederà. L’economia è un insieme di fattori in un equilibrio delicato. Tutti quelli che se ne occupano lo sanno e non si presta come materia a semplificazioni, per questo noi chiediamo di avere una situazione a parametro che sia la stessa per tutti, per poter poi analizzare che tipo di gradualità dentro le diversità dei singoli settori, ha senso mettere in campo, ci vuole una soluzione di responsabilità del governo e pensare di affidare questo al buon senso da un lato delle imprese, alle quali chiediamo comunque di non adottare il licenziamento per gestire la crisi, ma di confrontarsi con le organizzazioni sindacali e i lavoratori per concordare delle soluzioni, ma dall’altra parte il governo deve affrontare questa situazione con maggiore articolazione e dettaglio per le soluzioni da trovare, dentro un quadro che deve essere stabile, chiaro e di riferimento per tutti. Tutto questo periodo passato ad ipotizzare a mio avviso ha creato, incertezza tra le imprese e grande sconcerto tra i lavoratori che ancora non sanno cosa gli succederà il trenta giugno e questi sono messaggi dei quali il governo non dovrebbe trovarsi responsabile e invece si sta assumendo questa responsabilità. Noi abbiamo un ruolo di rappresentanza, ci chiamano in riunione sapendo la parte di lavoratori che rappresentiamo ma la parte che rappresentiamo noi non è solo quella di lavoratore dipendente o piccolo autonomo, ma è la dimensione di cittadini e cittadine che con il reddito garantiscono all’economia la possibilità di girare, queste lavoratrici e lavoratori hanno garantito al paese di andare avanti in un anno in cui è successo di tutto e il lavoro è stato l’elemento centrale che ha consentito di proseguire.

Com’è stato fino ad oggi il dialogo e il confronto con il governo Draghi?

Il confronto è stato insoddisfacente, ogni volta che abbiamo posto dei temi importanti rispetto a delle criticità, alla fine abbiamo dovuto ricorrere alla mobilitazione per ottenere dei risultati e lo stesso vale anche questa volta, le piazze di sabato determinano l’incontro di oggi però ad oggi su questo tema non abbiamo avuto risposte adeguate, se io guardo al tentativo di modificare il codice degli appalti attraverso l’introduzione della possibilità di ricorrere all’appalto al massimo ribasso, quel provvedimento sarebbe andato avanti se non ci fosse stata la mobilitazione delle organizzazioni sindacali e poi una trattativa e le modifiche che hanno consentito di stralciare l’introduzione di quelle norme e tornare ad una normativa rispettosa di una qualità delle filiera d’appalto, ma questo è solo un esempio. Noi riteniamo comunque il dialogo insoddisfacente su tutta la linea, se lei pensa al PNRR su quell’argomento un confronto vero nella costruzione di un percorso condiviso e negoziale di questo ancora non abbiamo ancora avuto traccia, pur essendoci indicazioni da parte dell’Europa che contiene le linee guida generali.

Si, poi non è che i fondi europei ci aiuteranno a risolvere i nostri problemi più strutturali e sappiamo quanti ce ne siano sul lavoro. Ultima domanda, si riferisce a quello lei diceva prima, che non si tratta solo di lavoratori dipendenti, perché non possiamo dimenticarci e qui chiedo a lei anche se può rassicurare precari, giovani e donne, che hanno già perso il lavoro, qui ovviamente il tema è più ampio, perché parliamo di sicurezze che ogni lavoratore deve avere, non solo come assunto e dipendente, ma sappiamo che ad oggi ci sono una varietà infinita di collaborazioni tra lavoratori e datori di lavoro, il problema è che alcune di queste non sono minimamente tutelate e perciò queste persone, non solo ora non trovano il lavoro, ma la situazione rischia ancora di peggiorare. Cosa dice rispetto a questa platea di lavoratori che sono un po’ invisibili a volte, purtroppo?

Intanto chiariamo che nel 2020 sono già saltati quasi 1 milione di posti di lavoro a causa dei mancati rinnovi dei contratti a termine e se ci mettiamo dentro anche le partite iva, i numeri non possono che salire, questo dimostra che il sistema del mercato del lavoro italiano e la situazione occupazionale, anche prima, quindi l’emergenza ha evidenziato ulteriormente perché la crisi e la bassa prospettiva ha messo le imprese nella condizione di non prorogare nessun contratto a termine e nessuna somministrazione. Ad oggi ci troviamo con già un’infinità di persone che avranno bisogno di risposte, il punto è, se si pensa di ripartire con una conferma della precarizzazione che già c’era e un’ulteriore precarizzazione dovuta al mercato del lavoro che verrà sommerso dalle migliaia di licenziamenti che ci saranno dal 30 giugno, ebbene si prefigurerà una situazione per cui le imprese vedranno questa opportunità, ovvero di ricorrere ad un’ulteriore precarizzazione e non è una buona notizia. Si pensava ad una ripartenza diversi da come si era prima, si rischia che quella diversità vada peggiorando, ripeto non è il prospetto che l’Europa ha detto nell’utilizzo di risorse di finanza pubblica che hanno come principale obiettivo quello della coesione sociale. Facciamo molta attenzione a questo, perché si corre un rischio di incoerenza tra gli obiettivi che creerebbe danni non solo al mercato del lavoro e alle persone che ci lavorano dentro, ma anche il rischio che progetti interi vengano messi in discussione dai successivi esami a cui saranno sottoposti. È un rischio molto concreto, ma che poi restituisce una struttura sociale più debole, meno coesa e una situazione di precarietà ancora più diffusa che certamente peggiorerà la situazione sociale. Le diseguaglianze sono state profondamente aumentate.

Ultima riflessione su questo aspetto, bisogna essere onesti, è chiaro che le imprese che magari stanno attendendo lo sblocco dei licenziamenti chiaramente non lo fanno per cattiveria, ma perché gli imprenditori sono loro stessi dei lavoratori e hanno evidentemente avuto dei momenti molto difficili e qui si torna alla coesione sociale che passa da una serie di interventi che arrivano dallo Stato e che va aiutare le aziende che non devono poi licenziare i lavoratori, non l’ha detto lei, è un rischio che sto dicendo io, ma è tutta una catena.

Io non credo che le imprese hanno come obiettivo quello di licenziare io credo che le imprese probabilmente dovranno riorganizzarsi per affrontare anche i cambiamenti dei loro mercati di riferimento che ci saranno alla ripresa, il tema è, se queste organizzazioni avranno strumenti conservativi oppure no, certamente se alle aziende converrà il licenziamento, provvederanno con quello, ma dobbiamo presiedere a questo. Dobbiamo prima avere gli strumenti e poi procedere con lo sblocco, oggi non siamo in grado di essere in quella situazione, va chiarito nell’incontro anche cosa significa quella disponibilità di cassa integrazione straordinaria a disposizione per quelle imprese che avranno lo sblocco dei licenziamenti il 30 giugno, perché se quello diventa uno strumento sostitutivo di qualsiasi velleità o intenzione delle imprese di procede con il licenziamento, va spiegato bene e detto che quello è uno strumento alternativo ai licenziamenti. Noi siamo per ascoltare, discutere e avere chiarimenti, ovviamente nelle condizioni di fare un accordo con il governo finalizzato alla conservazione dei posti di lavoro che sono la risorsa più importante.

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